Museo dei Bozzetti "Pierluigi Gherardi" - Città di Pietrasanta

 
 
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Se tutto va bene...siamo rovinati

Collettiva in onore di Sem Gherardini

 


Hanno partecipato: Ivan Avoscan, Robin Bell, Michele Benedetto, Nicolas Bertoux, Rinaldo Bigi, Helaine Blumenfeld, Claudio Capotondi, Elisa Corsini, Alberto Caregnato, Goran Cpajak, Sergio Cervietti, Girolamo Ciulla, Pietro Consagra, Gino Cosentino, Giorge Cpajak, William Crovello, Daniel C., Anne Decolas, Emanuele de Reggi, Sorel Etrog, Salvatore Finocchiaro, Caio Fonseca, Catherine Forniau, Maria Gamundi, Paula Gianoli, Roberta Giovannini, Alba Gonzales, Giovanni Gozzani, Gidon Graetz, Gigi Guadagnucci, Andrea Grassi, Ugo Guidi, Christiane Guillaubey, Sean Hartnett, Derek Howarth, Hermine Jansen, Gianfranco Lai Olla, Elizabeth MacQueen, Antoni Manzi, Rita Medoff, Muto, Thierry Ollagnier, Charlotte Van Pallandt, Maria Papa, Park Eun Sun, Franco Peconzi, Luciano Pera, Fred Perrin, Jean Paul Philippe, Nada Raad, Cesare Riva, Meliton Rivera, Shelley Robsen, Joaquin Roca-Rey, Cynthia Sah, Art Schonk, Eja Siepman Van Den Berg, Eva Sorensen, Silvina Spravkin, Janet Stayton, Knut Steen, Viliano Tarabella, Jan Tesar, Maurizio Toffoletti, Maja Van Hall, Jill Watson, George Wenger, Angelica Wetzel, Eugenia Wolfowicz, Kan Yasuda


inaugurazione: sabato 17 maggio 1997 - h. 17.00

posizione: dal 17 maggio al 13 luglio 1997

luogo: Chiesa di Sant'Agostino - Piazza Duomo - Pietrasanta

orario: da martedi a sabato h. 16.00-19.00

ingresso libero

 

Mostra Fotografica
luogo: Galleria La Subbia h.19.00


Comunicato stampa

Presentazione

Mi ricordo quando per un problema o un'idea per una mostra andavamo da Sem alla vigna, finivamo per parlare di tutt'altre cose ma quando venivamo via avevamo le idee chiare.

E' difficile oggi rievocarlo, ho paura della retorica delle commemorazioni, ma resta la nostalgia di una frase a fine delle discussioni su progetti e nuove idee di mostre: "Parliamo ne con Sem ... "

E con Lui sembrava sempre di parlare d'altro.

L'omaggio a Sem inaugura l'inizio del mio secondo mandato ed è con emozione e con un particolare stato d'animo che ne sottoscrivo l'evento. Al piacere di ricordare non solo una figura fondamentale per Pietrasanta ma anche un amico si uniscono il rammarico e il rimpianto di averlo perduto.

Ho fatto dello slogan "Pietrasanta città dell' arte e degli artisti" uno dei pilastri del mio lavoro nei quattro anni appena conclusi; ho impostato una parte fondamentale del progetto che condurrà la nostra città verso il nuovo millennio proprio su un dialogo sempre più aperto fra gli scultori e Pietrasanta, per l'ulteriore sviluppo delle risorse artistico-creative che costituiscono una fonte essenziale di produzione di ricchezze tangibili del nostro Comune. Se fosse stato vivo anche Sem l'avrebbe certamente sottoscritto.

Quale migliore auspicio per la realizzazione di questo programma che iniziare il mio nuovo mandato con una mostra in omaggio ad uno degli artigiani che maggiormente hanno contribuito al rilancio del marmo nell'ambito dell'arte contemporanea, coniugando lo sviluppo dell'economia della zona all'apertura di nuovi orizzonti alla creatività.

Pietrasanta e la scultura contemporanea gli sono debitori in egual misura di avere fatto della Versilia uno dei punti di riferimento per gli artisti di tutto il mondo ... Dovremo fargli un "monumento", naturalmente anticonvenzionale com'era lui .... magari un'opera collettiva, un percorso che da Porta a Lucca conduce in Piazza Duomo, il via vai quotidiano di Sem.

Il Sindaco

Manrico Nicolai

Critica

Marmo. Musica. Vigna. Ecco Sem e le passioni della sua vita. Il suo nome, tanto semplice da pronunciare in qualunque lingua del mondo, e il suo modo di essere, tale da renderlo capace di comunicare con chiunque, avevano fatto di lui una leggenda già da vivo.

Non è mai facile spiegare una leggenda, cercheremo almeno di capire come è nata. Due sono le sorgenti: la capacità di conoscere il marmo, rispettarlo profondamente, essere capace di radiografarlo con uno sguardo e l'avere dato ad ogni scultore la sua pietra, il suo blocco, le sue dimensioni. Fra le testimonianze riportate nel presente volume molte sono significative in tal senso e più di tutte l'ammissione sincera di Ivan Avoscan: "senza di te molti di noi non sarebbero quello che sono".

Come una specie di sacerdote, maestro, con maieutica socratica, Sem ogni volta assisteva al primo incontro degli scultori con il marmo. Provenienti da ogni parte del mondo con l'unico scopo di esaudire quel che Sorel Etrog definisce "il sogno di stare con tutti e due i piedi sopra quel glorioso miracolo della natura", essi non potevano non rimanere affascinati da quel piccolo uomo che trattava il marmo con assoluta confidenza, riuscendo come un alchimista a far uscire da blocchi apparentemente informi e imprevedibili esattamente ciò che stava dentro la loro testa e a volte anche qualcosa di meglio. Dietro tutto questo non c'era magia (un pizzico forse sì) ma un lungo e paziente apprendistato, un quotidiano e lento tirocinio attraverso il quale nel corso di anni e anni il marmo si era sedimentato dentro Sem nello stesso modo in cui nel corso dei secoli si era sedimentato dentro le montagne. Sem non aveva mai smesso di studiarlo, per questo ne sapeva così tanto e, consapevole dei millenni necessari alla natura per formarlo e delle fatiche dei cavatori per estrarlo, era lui per primo a considerarlo prezioso e a pretendere che fosse al massimo valorizzato. Analogamente il suo lunghissimo tirocinio lo aveva messo in grado di ottenere dal marmo tutto, o quasi.

La ferma consapevolezza del valore del marmo condusse Sem a partecipare senza riserve alla scommessa giocata agli inizi degli anni Sessanta su un suo rilancio fondato sulla riapertura del dialogo con l'arte contemporanea, scommessa che oggi possiamo tranquillamente definire storica. Osservandone retrospettivamente il percorso esso si presenta lineare e ineluttabile ma allora non appariva affatto così, fra la fine degli anni '50 e gli inizi degli anni '60 le prospettive erano quanto mai nebulose e una serie di concause negative stavano portando il settore sull' orlo del collasso.

La presenza in quel periodo di Henry Moore alla Henraux, il lento apparire dal travertino della sua Reclining Figure non passarono inosservate ad uno sparuto gruppo di artigiani sensibili e perspicaci e, quando le nuove norme sugli arredi sacri indicate dal Concilio Vaticano II diedero l'ultimo colpo ad una committenza già ridotta all' osso, la scultura moderna apparve ad essi come l'unica vera strada per il rilancio del loro lavoro.

A dirigere l'Henraux la più grossa azienda marmifera del mondo  c'era Erminio Cidonio, un sincero e autentico mecenate d'altri tempi, che utilizzò tutto quanto la ditta potesse mettere a disposizione per organizzare simposi e condurre in Versilia a lavorare il marmo i maggiori esponenti della scultura mondiale. Sem era all'epoca intorno ai 35 anni, ave- va già modellato e scolpito oltre 200 fra statue sacre, classiche, funerarie(*) acquisendo una capacità e una sensibilità interpretati va enormi che non esitò a riconvertire per ottenere dal marmo le nuove forme dell'arte contemporanea. Ciò voleva dire in gran parte ricominciare da capo, mettersi a imparare una nuova lingua: comprendere il senso della scultura moderna, interpretarne il significato, le emozioni e capire come il marmo avrebbe potuto assecondarle. Sem stesso in diverse occasioni ha raccontato delle difficoltà di questo nuovo apprendistato compiuto fra l'altro navigando in mezzo a forti pregiudizi provenienti sia dal fronte degli artisti che da quello degli artigiani. Per molti artisti infatti in quegli anni il marmo era un materiale "inutilizzabile", non solo per il grande carico di storia e di evocazioni che emanava ma anche perché sembrava inadeguato alle concezioni dell'arte allora imperanti; la maggior parte degli artigiani dal canto loro non credevano a quelle volumetrie astratte, non se la sentivano di impegnarsi in quella strada incerta, difficile e per i più incomprensibile. Eppure proprio in quegli anni cominciarono a prendere forma in Versilia la Fontana di Chantilly di George Adam, il Paesaggio Bucolico di Hans Arp, l'Uccello Solare di Juan Mirò ... e nacque la collaborazione fra gli artigiani del marmo e gli scultori, un legame tanto forte da divenire ben presto indissolubile e rendere le loro esistenze inscindibili. Sem fu di nuovo fra i primi a comprendere un'altra urgenza: la necessità di riconoscere il ruolo dell'artigiano nella realizzazione delle opere d'arte moderna, intuendo probabilmente che solo da questa valorizzazione sarebbero nate nuove energie per percorrere la strada intrapresa. Henry Moore brillò come un faro anche in questa vicenda quando nel 1974 - in occasione della grande mostra di Firenze X presentò Giulio Cardini alla principessa Margaret quale indispensabile collaboratore. Nel 1975 ebbe inizio a Pietrasanta un ciclo di iniziative a cui Sem aderì con entusiasmo: le mostre di scultura nel Chiostro di Sant' Agostino e in Piazza Duomo dove accanto al nome dell'artista compariva quello dell'artigiano.

Sem non era un artista ma sarebbe oltremodo riduttivo parlare di lui solo come esecutore, egli è stato interprete, consigliere ed amico di molti fra i più grandi scultori contemporanei e insegnante di numerosi giovani giunti qui da ogni continente, ha partecipato non solo della sensibilità e della creatività degli artisti ma anche evidentemente dei loro conflitti, dei moti del loro animo sapendo comprenderli. "Abbiamo riempito il mondo di sculture", ebbe a dichiarare in una intervista, non con la presunzione del creatore ma con l'orgoglio dell' interprete.

C'è da chiedersi adesso, sempre per tentare di spiegare la leggenda, dove e come fosse nata la sua sensibilità. Sicuramente in parte era innata e se non l'avesse sviluppata nel marmo certamente l'avrebbe riservata alla musica. La musica gli apparteneva quanto la scultura; talvolta, quando parlava del suo lavoro, per farsi capire non esitava a paragonare il mestiere dell' artigiano a quello di un esecutore musicale. Ma probabilmente hanno contribuito ad acuirla e renderla tanto efficace alcuni terribili eventi della sua vita: era nato il 6 marzo 1927, apparteneva quindi a quella generazione che visse personalmente il grande dramma della seconda guerra mondiale e della Resistenza, patì e vide patire la fame, combattè coi partigiani; inoltre è stato più volte gravemente ammalato. La consapevolezza del dolore, la dimestichezza con la sofferenza hanno senza dubbio accentuato il lato generoso del suo carattere, la sua disponibilità a capire, a interpretare, ad aiutare.

Chissà se Sem beveva perché il bere era l'unico modo che aveva di controbilanciare quel turbinio di sensibilità alle quali quotidianamente si trovava a dover far fronte ... certo è che il modo più facile per dialogare con lui era senz'altro il porsi davanti ad un bicchiere, anche l'inizio del suo rapporto con Moore fu legato ad una buona bevuta, diceva: "Confesso che la prima impressione che ebbi di lui non fu molto positiva ... poi cominciai a cambiare idea sul suo conto. Lo incontrai nuovamente un giorno in Ami per scegliere dei blocchi di marmo. Ci fermammo a mangiare e ricordo che mangiammo e bevemmo molto e Moore era allegro e simpatico. Da allora gli sono stato più vicino ... "

Sem ha dedicato tutto il suo tempo libero alla vigna: anch'essa un'opera d'arte. L'ha coltivata e svilupppata metro per metro e terrazzata in granito e mai ha sottratto alla vigna il tempo necessario, per questo non conosceva urgenze di lavoro. A Mirko Pucciarelli, che in una intervista di alcuni anni fa gli chiedeva come mai non si fosse fatto la Mercedes, Sem rispondeva:"Mi sono fatto la vigna".

Eccola forse, alla fine, l'origine della leggenda: le sue mani. Con quelle stesse mani con cui suonava il violino zappò interminabilmente la vigna, interpretò la figurazione michelangiolesca e l'astrazione mooderna, diede anima ad un corteo di statue sacre e alle scabre forme dell'arte contemporanea.

Era facile incontrarlo nel breve tratto di strada fra il laboratorio e il bar: nel taschino da una parte teneva le sigarette e dall'altra i bozzetti di opere che oggi fanno mostra di sè nei musei e nelle piazze del mondo.

(*) Sem si è formato nello studio di Dino Niccolai che lavorava in conto terzi per laboratori quali Hauri, Palla, Santoli & Rovai. Quando la ditta Hauri fallì Niccolai e Sem aprirono un proprio laboratorio per la produzione di statuaria

Biografia