Museo dei Bozzetti "Pierluigi Gherardi" - Città di Pietrasanta

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foto archivio laboratorio

laboratorio HENRAUX SPA (dal 1821)


via Deposito, 269 55046 Querceta, LU
tel: 0584/7611
fax: 0584/761341
eMail: henraux@henraux.it
website: http://www.henraux.it
Attività originaria: estrazione, lavorazione, commercio marmo
Attività corrente/ultima: lavorazione, estrazione, commercio del marmo, scultura contemporanea, arredo

 
Nel 1820 Jean Baptiste Alexandre Henraux, Soprintendente Regio alla scelta e all'acquisto dei marmi bianchi e statuari di Carrara per i monumenti pubblici di Francia, incontrò Marco Borrini, pioniere dello sfruttamento dei giacimenti marmiferi della Versilia. Tale evento potrebbe essere definito come l'incontro fra il capitale (straniero, come spesso sarà nelle alterne vicende dell'azienda) e la conoscenza dell'ambiente, un'ottima combinazione che farà anche in futuro i destini e la fortuna di quella che oggi è una delle più grandi aziende marmifere del mondo, se non la più grande. Da considerare inoltre il ruolo determinante che la Henraux ha avuto nello sviluppo di un'intera area sia dal punto di vista della rete viaria - terrestre, ferroviaria e marittima - che delle trasformazioni dell'assetto economico. J.B.A. Henraux era nato a Sedan nel 1775. Giunto in Italia come ufficiale delle truppe napoleoniche, aveva ricoperto incarichi a Carrara inerenti alla confisca dei marmi come il pagamento dei tributi imposti dai conquistatori. La caduta di Napoleone non mutò il suo destino. Nel 1821 egli si stabilì definitivamente a Seravezza dove morirà nel 1843 trovando sepoltura sotto il sagrato della chiesa parrocchiale.
Marco Borrini (si dice che fosse figlio spurio del Granduca di Toscana) era nato nel 1787 a Vico Pisano. Nel 1820 comprò 30 ettari sul monte Altissimo ottenendo poi nel 1821 prestiti e contributi dal Granduca Ferdinando III per ricostruire la strada dalle cave alla via Marina.
Agli inizi del secolo scorso la situazione di sfruttamento del marmo in Versilia era ancora tutta da inventare; fu in questo clima che avvenne l'incontro tra Borrini e Henraux e la fondazione, il 27 gennaio 1821, della società fra i due che però non ebbe mai pubblica ragione. Henraux ne era il direttore e si occupava della commercializzazione, Borrini amministratore contabile. Nel 1834 ebbe un primo mutamento dell'assetto e nel 1840 essa divenne ufficialmente una società per azioni; vi entrarono a far parte Jean Bernard Sancholle Henraux, nipote e figlio adottivo di Jean Baptiste, e capitale spagnolo con la presenza del conte Josè Moreno De Mora.
La storia della ditta - protagonista e testimone delle alterne vicende delle fortune del marmo - è lunga e complessa, non priva di episodi poco chiari e di contrasti sfociati in tribunale come di eventi epici e gloriosi; quale evento esemplare si pensi alla commessa dello Zar di Russia che nel 1845 ordinò all'azienda i marmi per gli arredi della Cattedrale di Sant'Isacco di Pietroburgo. L'ordine consistè nella scavazione ed esportazione di 100.000 palmi cubi (1 palmo = m. 0,074) di marmo chiaro dalle cave di Polla e della Vicarella e di 21.000 palmi cubi di statuario dalle cave di Falcovaia. Si disse allora che per mantenere i tempi del contratto le cave furono "assassinate". Alla fine del contratto russo, nel 1858, scoppiò una grave crisi all'interno dell'azienda con conseguenze giudiziarie anche gravi che condurranno prima allo scioglimento della società, nel 1863, e poi addirittura al fallimento. L'intera vicenda si protrarrà fino al 1882 gettando ombre un po' su tutti i componenti della società, compreso Bernard che sarà addirittura accusato di frode.
LÕespansione della ditta negli anni Quaranta era stata possibile sia per l'aumento della domanda di un mercato in ottime condizioni, sia da una corretta gestione dell'azienda e della sua solida struttura economico-finanziaria; la sua crisi dipese da problemi interni dovuti a contrasti e ad una gestione errata ma anche da problemi esterni quali un arresto della domanda estera dopo la fine del contratto russo.
Nel 1883 Roger, figlio di Bernard, fonda la nuova "S. Henraux", società a gestione familiare di cui è proprietaria la vedova di Bernard e i suoi due figli, Roger e Marguerite; a favorire la nuova attività giunge anche la risoluzione del contenzioso, che aveva opposto la società al Comune di Seravezza sulla proprietà delle cave, a favore dell'azienda.
L'attività della ditta, continuata dagli eredi di Roger, rimane a gestione familiare fino al 1921 quando un nuovo sviluppo del settore induce ad una nuova trasformazione dell'azienda in S.p.A. e vede l'entrata di capitale belga; nel 1936 gli Henraux escono di scena e la proprietà rimane tutta ai belgi.
All'inizio del Novecento nel deposito Henraux lavorano numerosi operai specializzati nella riquadratura di piccoli blocchi ed esperti scapezzatori che ripulivano dai difetti le lastre destinate alla vendita. Anche le lastre più piccole venivano riquadrate per eseere utilizzate nella produzione di piastrelle per pavimenti. Questa produzione era molto diffusa a Querceta, Seravezza e Pietrasanta, tanto che i carraresi, quando nell'ottocento si videro superati in tale produzione, attribuirono agli abitanti di queste zone l'appellativo canzonatorio di "piastrini".
LÕattività si interrompe di nuovo con lo scoppio della seconda guerra mondiale; nel 1946, alla riapertura, ritorna il capitale italiano. Si apre l'era Cidonio che, amministratore unico, tenterà in ogni modo di arricchire l'industria marmifera del contributo della scultura e dell'arte contemporanea. E' sotto la sua gestione infatti che la Henraux potenzia il laboratorio di scultura, aperto fin dal 1930, e comincia a realizzare opere di arte contemporanea. Viene pubblicata la rivista "Marmo" e si organizzano corsi di lavorazione artistica del marmo. Fra la fine degli anni '50 e i primi anni '60 convergono a Querceta tutti i più importanti scultori attivi nel mondo per creare opere in marmo. E' in questo periodo che la ditta si arricchisce di un non indifferente patrimonio d'arte contemporanea, oggi conservato presso la sede centrale della COMIT di Parma.
Cidonio lascia la Henraux nel 1964 e nel 1965 ne prende possesso la Banca Commerciale Italiana. Agli inizi degli anni '80 la proprietà passa al gruppo rappresentato da Natali e Petrocchi.
Lo stabilimento di Querceta, dove sono situati anche gli uffici ed è la sede della società, si estende su una superficie di mq. 35.000 di cui oltre 7.000 al coperto. Sempre in zona è presente lo stabilimento di Pescarella che copre un'area di circa mq. 25.000, dei quali oltre 6.200 al coperto. Vi sono inoltre filiali a Roma, Napoli, Oristano, Bari, Catania. La società possiede inoltre, dalla sua fondazione, cave di marmi apuani che oggi ammontano ad uno spazio totale di 2.000 ettari suddivisi in 53 cave.
La ditta è sempre stata all'avanguardia nell'attrezzatura e nella dotazione di macchinari; già nel 1841, sotto la direzione tecnica di Nerier, venne dotata di 8 telai multilame capaci di segare lastre di 1 cm. di spessore; nel 1890 fu fra le prime a mettere in funzione il filo elicoidale; oggi è dotata delle più sofisticate macchine a controllo numerico.
Attualmente l'organico della sede di Querceta è composto di 320 persone di cui 70 impiegati e 250 operai, ma fra diretti e indiretti si può dire che per la ditta lavorino circa 500 maestranze.
Il laboratorio di scultura, aperto nel 1930, dal 1973 è autonomo rispetto all'azienda ed è gestito dallo scultore Sauro Lorenzoni; prima vi erano impiegate fino a otto maestranze con le varie qualifiche di sbozzatori, smodellatori, pannisti, ornatisti, anatomisti, scultori, raspatori, lucidatori, e si avvaleva di prestatori d'opera quali Giulio Cardini (vedi scheda) e Primo Angelini, oppure chiamava maestranze di altri laboratori fra cui ricordiamo Sem Ghelardini (vedi scheda). Oggi prevalentemente ospita artisti stranieri che desiderano imparare la lavorazione del marmo e artisti affermati che necessitano di consulenze per la realizzazione delle proprie opere.
Inizialmente nata come società di sfruttamento dei giacimenti marmiferi delle Alpi Apuane, in quasi due secoli di attività si può dire che l'azienda abbia eseguito qualsiasi tipo di intervento e di lavorazione del marmo, nonché di sperimentazione non solo di nuove tecniche di lavorazione, di nuove tecnologie, ma anche di un trattamento della materia stessa.
Un discorso a parte merita il settore relativo alla lavorazione più propriamente artistica del marmo. Già nel 1822 Marco Borrini aveva avvertito la necessità di non limitare l'intervento sul marmo alla escavazione ma di ampliarlo al settore artistico; aprì dunque uno studio ed ottenne che scultori come Gaetano Grazzini e Francesco Pozzi gli inviassero i loro modelli. Fra gli insegnanti era Rocchi di Carrara. Purtroppo, mancando un immediato consistente riscontro economico del laboratorio, il settore venne ben presto abbandonato e i maestri vennero impiegati nel settore dedicato al commercio. Questo non fece però desistere Borrini dai suoi propositi; infatti egli continuava a caldeggiare la costituzione di una scuola per l'insegnamento della statuaria a favorire lo sviluppo della lavorazione artistica del marmo. Egli aveva compreso che, dato lo sviluppo che andava assumendo il commercio dei marmi, la presenza di artigiani scultori avrebbe reso l'industria ancor più redditizia, viceversa la mancanza di questo tipo di lavoratori rappresentava per l'economia locale una grave lacuna. Nel 1825 riuscì ad ottenere dal Granduca che Vincenzo Santini venisse incaricato di insegnare disegno e scultura a Pietrasanta invece che a Firenze.
Il primo laboratorio stabile di scultura viene aperto dalla Henraux nel 1930 sotto la direzione di Raffello Salvatori. Il periodo più florido di tale settore va senz'altro ascritto alla gestione della ditta da parte di Erminio Cidonio. Fra le sperimentazioni da egli incoraggiate si ricorda la realizzazione della Fontana di Chantilly dello scultore Henry Georges Adam, lunga oltre 30 metri, realizzata completamente con l'ausilio dei grandi macchinari per la segagione dei marmi.
Fra le opere realizzate dall'azienda nel campo della costruzione degli edifici moderni citiamo la realizzazione di tutti gli arredi dell'albergo Hilton di Roma alla cui progettazione presero parte gli architetti Franco Albini, Franca Helg, Ignazio Gardella e Melchiorre Bega, che comprendeva rivestimenti, decorazioni, pavimentazioni in mosaico, sculture e oggettistica varia fra cui i pavimenti di Adriano Alessandrini, le sculture di Luigi Scirocchi e Nino Franchina; gli arredi per il Museo d'Arte di Lincol, in Nebraska, progettato dall'architetto Philip Johnson; gli arredi per l'edificio dell'INPS all'EUR di Roma su progetto degli architetti Mario e Giulio Panconi; la sistemazione del Museo di Castelvecchio su progetto di Carlo Scarpa.
Nel campo del restauro si segnalano: il Palazzo Rosso a Genova su progetto di Franco Albini; i restauri parziali della Basilica di San Pietro, del Palazzo del Quirinale, della Reggia di Caserta; la ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino, distrutta dalle bombe della seconda guerra mondiale, con lavori di architettura, tornitura, rivestimenti, scultura, ornato e intarsio. L'intero progetto venne disegnato da Arrigo Viviani e Vincenzo Bresciani. L'Henraux chiamò a collaborare alcuni laboratori pietrasantini con capacità specifiche nei vari tipi di lavorazione. L'azienda è sempre stata committente di numerosi laboratori, non solo della zona né soltanto italiani.
A partire dalla fine degli anni '50 come abbiamo visto la ditta comincia a intrattenere un rapporto particolare con gli artisti, scultori e architetti per la realizzazione di opere di arte moderna. L'elencazione sarebbe lunga e rischierebbe sempre di essere parziale; ci limitiamo quindi a segnalare, oltre a quelle sopracitate, alcune altre opere a titolo esemplare: "Recling Figure" di Henry Moore; "Paesaggio Bucolico" di Hans Arp; una porzione di pavimento per la Basilica di San Pietro di Giacomo Manzù; il monumento per una università francese di Andrè Bloc; "Construction dans une Sphere" di Georges Vantongerloo; si ricordano inoltre le collaborazioni con Isamu Noguchi - che fra l'altro aveva progettato un giardino museo per raccogliere le opere di proprietà dell'azienda - Rosalda Gilardi, Carla Lavatelli, David Campbell, Carmelo Cappello, Andrea Cascella, Pietro Cascella, Emilie Gilioli, Jean Ipousteguy, Marino Marini, Gastone Novelli, Alicia Penalba, Maria Papa, Antonie Poncet, Giò Pomodoro, Françoise Stahli, Alberto Viani.


[ Rif. ARTISTI ]
- ADAM Henri Georges: dal 1964 al 1964 Primo soggiorno in Versilia.
- ALESSIO Greta: dal 1980 al 1986
- ALFIERI Edoardo:
- BENEDETTO Michele: dal 1963 al 1963
- BERTOUX Nicolas: dal 1973 al 1975
- BIGI Rinaldo:
- BLOC André: dal 1960
- BOYER Serge:
- CALS Ginette: dal 1981 Da allora l'artista si serve in questo laboratorio regolarmente per circa 6 mesi l' anno.
- CAMPBELL David: dal 1981 L'artista si serve tuttora in questo laboratorio (1995).
- CANUTI Nado: dal 1967 al 1974 Vi lavorò nel periodo in cui vi era Cidonio
- CAPOTONDI Claudio: dal 1973 al 1973
- CASCELLA Pietro: dal 1950 al 1950 1 soggiorno in Versilia
- DUSENBERY Walter: dal 1971
- GAUVRIT SYLVESTRE:
- GILARDI Rosalda: dal 1966 Primo soggiorno in Versilia.
- GILIOLI Emile:
- GUADAGNUCCI Gigi: dal 1970 al 1973
- HARTNETT Sean:
- IPOUSTEGUY Jean Robert:
- JANSEN Hermine: dal 1977 al 1979 L'artista lavorò presso questo laboratorio per imparare la tecnica di lavorazione del marmo.
- KARAVAN Dani: dal 1977 Data del 1¡ soggiorno in Versilia.
- KUMASAKA Naoco: dal 1980 al 1981
- LAPOINTE Esther:
- LEMISZEWSKI Andrzej: dal 1983 Fino alla chiusura dell'Henraux (verso il 1985)
- MAGGI RENZO:
- MORMORELLI Luigi:
- NICKEL Lothar: dal 1992 al 1995
- NOGUCHI Isamu: dal 1962 al 1972 Viene per realizzare opere presso la ditta Henraux, su invito di Erminio Cidonio. In quell'ambito progetta un giardino museo delle sculture, mai realizzato.
- PAPA Maria: dal 1966 Nel 1966 fu invitata a partecipare ad un Simposio di marmo presso l'Henraux e vi realizzò i "Guerrieri". Da allora vi ha eseguito circa 150 sculture in marmi di diversa provenienza e colore (prevalentemente marmo dell'Altissimo e travertino di Trani). Lavora tuttora in questo laboratorio (1994).
- PARK Eun-Sun:
- PENALBA Alicia: dal 1963
- PHILIPPE Jean Paul: dal 1977 al 1978
- POMODORO Gio':
- RITCHIE Jim: al 1973 Ha lavorato
- ROBUSTELLI Raffaella: dal 1993 al 1995
- SIGNORI Carlo Sergio:
- TODOROV Kiric:
- TOMMASI Leone:
- VELEZ Gustavo:
- VOSE Gregory:
- WHITTIER Zoe de L'Isle:
- XHIXHA Helidon:
- ZERBI ZOPPI Roberta: dal 1994 al 1996 Vi ha lavorato per vari anni nel periodo estivo, presso le sedi di Querceta e Vallecchia. C'era Sauro Lorenzoni.
 

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